da Una dea bendata

dea bendataDalle tendine di cotone filtrava una luce biancastra che si posava sulla sponda del letto, una lieve invasione per restituire il giorno e riallacciare il contatto col mondo esterno. Mi infilai i vestiti puliti e andai verso la finestra. I due piccioni, infastiditi della mia presenza, spiccarono in volo con pochi colpi d’ala verso l’azzurro del cielo, e parvero rimanere immobili per una breve eternità. Alla fine, con un movimento impercettibile, planarono verso il basso, disegnando ampi cerchi attorno a una quercia così vecchia che sembrava essersi dimenticata di morire….

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riva-al-mare-al-tramontoScostai la tendina e vidi che il cielo cominciava a tingersi di un azzurro sempre più intenso. Tutte le cose erano al loro posto, nel giusto equilibrio. Gli uccelli riempivano di suoni la sterpaia, gli ulivi immobili e i boschi di leccio una verde cornice tutto intorno. Sul profilo delle colline a oriente, il risveglio del sole pennellava strisce arancioni tra lunghe e sottili nuvole color porpora e ciclamino. L’aria fresca dell’aurora entrava piano piano e le ombre dietro la mia fronte cominciarono ad arretrare, come l’umidità scura della sabbia indietreggia dopo una mareggiata facendosi via via sempre più chiara……………

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……………………………….. Chiusi gli occhi e vidi il cielo diventare mare, un mare aperto, immobile, immenso. Dentro il mio corpo qualcosa sentiva il bisogno di distendersi, di appiattirsi, di limare le sbarre d’acciaio che avevano intrappolato il sonno. I miei pensieri volavano in alto, dentro una mongolfiera che sale lenta come se avesse dimenticato qualcosa e non le venisse in mente che cosa………….

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