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La finestra appesa a un filo

Ad avviare la narrazione è il ritrovamento del corpo di un ragazzino, sopra il quale aleggia un segreto sconveniente, qualcosa da nascondere a tutti i costi. Questa è, a grandi linee, la trama nel suo avvio. Il resto è giusto che lo scopra il lettore. In definitiva, con La finestra appesa a un filo, Toni Carli aggiunge un tassello a quella che, vista nel suo complesso, è una scrittura raffinata che trascende il genere noir per restituire alla fine, molto semplicemente, bella letteratura.
Teresa

Il padre di Mattia si sveglia presto al mattino, è ancora buio; apre la finestra e la luce della cucina va a sbattere su una zucca rampicante che penzola dal portico. La testa greve di sogni, sente che la notte è alle sue spalle e che presto (leggi l’estratto)

Recensioni

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Il cielo nell’acqua

“La cultura non è soltanto quella che viene macinata e depositata dai libri. La cultura, è stato detto, è quel che resta quando tutto è stato dimenticato.” (Giovanni Macchia)

IL CIELO NELL’ACQUA è un romanzo di un viaggio a piedi che apre sentieri verdi nella mente e lascia respirare i nostri pensieri a pieni polmoni. Un viaggio improvviso dove si ha la netta percezione di far parte d’un insieme immenso, che ci attrae e ci fa paura al tempo stesso, e dove l’imprevisto ci ricorda che la vita è molto più importante dei nostri programmi.

Il cielo nell’acqua, ed. del Gattaccio su negozi e piattaforme web come Ibs, Amazon, Feltrinelli, Libreria Universitaria e altri;

  • in alcune librerie sparse per l’Italia, o facendolo ordinare dal libraio a questo indirizzo: ordini@edizionidelgattaccio.it, ricordandogli che avrà un ricavo del 35% sul prezzo di copertina e che gli verrà spedito gratuitamente
  • o sul sito del Gattaccio http://edizionidelgattaccio.it/le-collane/il-cielo-nellacqua/

 

Il cielo nell’acqua, di Toni Carli (ed. del Gattaccio 2017)

Incipit: Quel giorno si svegliò con la voglia di farsi un giro in città. Alle sette del mattino, anticipando di un secondo la suoneria della sveglia, e chiedendosi a cosa gli servisse metterla tutte le sere, si alzò dal letto e a grandi passi puntò la porta del bagno

Pag 15: Il cielo diventava una tela di colori diffusi, caldi e immobili, increspata solo dal canto degli uccelli, e dovunque i fiori si chiudevano e dormivano sognanti in attesa di un nuovo giorno. Riusciva a sentire l’odore del fiume che scorreva lì vicino, un fiume non molto largo, circa una dozzina di metri o poco più.

Pag 19: Se gli andava, qualche volta le tagliava un po’ di trifoglio, lo faceva appassire per una notte e poi glielo allungava in un cesto, per attrarla allo steccato. Così le si avvicinava, parlandole, sforzandosi di dirle che alla fine la vita 

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Finiranno i giorni della merla?

Risultati immagini per Stock photographyCome non tutti sanno i giorni della merla sono i giorni più freddi dell’anno o perlomeno lo dovrebbero essere,visto che si parla degli ultimi giorni di gennaio. “Canta il merlo, l’inverno è finito, ti saluto padrone: trovo un altro tetto”. 

I primi segnali di un concreto allontanamento dalla fredda società economica ci sono tutti. Il numero di persone che hanno cominciato a sottrarsi allo stile di vita consumistico è in aumento. Read more »

strade nuove

 Spesso crediamo che possiamo farcela anche senza gli amici, a far a meno degli altri; ci barrichiamo dentro le nostre fortezze e alziamo muri per sentirci più sicuri. In realtà stiamo costruendo una prigione perché l’uomo forte, sicuro di sé, è un povero illuso che non sa che la vita sta da un’altra parte. E’ un uomo che sta sprecando i migliori anni della sua vita, del suo tempo, in cerca di certezze e superbie e ragioni che sono ridicole maschere della miseria umana. Il viaggio alla ricerca di noi stessi inizia quando impareremo a spogliarci delle troppe difese che abbiamo costruito tra noi e gli altri e tra noi e ciò che ci circonda. Un viaggio che

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La Rosa (una breve favola di una bimba di prima elementare… del 1973!)

<La Rosa era felice. Andava d’accordo con gli altri fiori.

Un giorno, la Rosa si sentì appassita e stava per morire.

Vide un fiore di carta e gli disse: “Che bella rosa sei!”

“Ma io sono un fiore di carta.”

“Ma sai che sto per morire?”. La Rosa ormai era morta e non parlò più.>

Monica Favaretto, Trieste

Si è fedeli alle lacrime delle cose vive se si ascolta il loro pianto,

il loro desiderio di durare un po’ di più, almeno come le cose finte. (C.Magris, Danubio)

Pan e vin non ti mancava, e l’insalata era nell’orto

ortiLa parola crisi serve a spaventare la gente. E’ una parola mediatica adottata dai poteri finanziari permetterci paura; la sentiamo da sempre, dal giorno in cui siamo nati. Il giochino l’abbiamo oramai imparato: la paura serve a non mettere in discussione il Sistema. Non bisogna abbassare la guardia. Quindi, se vogliamo vivere meglio, la cosa da fare è prendere le distanze da un mercato che

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La vita umana tollera un solo errore.

 

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Ne basta uno per cancellare un’intera esistenza.

Se ne commette uno, e si porta la croce per il resto dei propri giorni.

Un errore è come un suicidio diluito nel tempo invece che concentrato in una volta.

R. Kapuscinski

L’uomo che non rispetta la Natura, non rispetta se stesso

spigheCon l’arrogante convinzione di essere una specie superiore a tutte le altre, l’uomo ha distrutto sistemi e altri organismi viventi in modo irreparabile, ha disobbedito alle leggi della Natura rovinando interi habitat nel nome del progresso e del benessere economico. Il rispetto della Natura che avevano i popoli antichi, che consideravano la terra un dono degli dei, e che ringraziavano tutti i giorni per il cibo fornito, è stato ferito gravemente da un tipo di agricoltura, e di allevamento, che mira a ottenere massimi profitti attraverso lo sfruttamento, con il conseguente impoverimento della terra e dei prodotti ricavati. I tempi della Natura, basilari per una crescita sana ed equilibrata, non esistono più. Anche la nostra esistenza, Read more »

Noi avevamo visto giusto.

anni-70  Per noi il Capitalismo non andava curato, andava ucciso, come la peste.

Mi guardai in giro, per scrupolo più che altro, visto che non si vedeva un accidente a un palmo dal naso, e diedi libero sfogo alla mia vena artistica. Prima con uno straccio e poi con la sciarpa asciugai una superficie sul lato della cabina di guida, feci alcuni passi indietro e guardai in faccia quel mostro di latta, simbolo di un mondo contadino che non c’è più, di un mondo delle macchine che avanza senza scrupoli. Pensavo a Pasolini e alle sue poesie giovanili, a l’odòur che la ploja a suspira tai pras di erba viva, pensavo alla rovina di un

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